Un ISP belga dichiara: è impossibile bloccare il traffico P2P


Un fatto reale a dimostrazione dell’assurdità della dottrina Sarkozy. In questo caso un ISP belga, costretto dalla legge a filtrare e bloccare gli utenti che utilizzano le tecnologie P2P, violando le regole del copyright, si dichiara incapace a farlo, pur avendo tentato vari mezzi.

La vicenda come riporta TorrentFreak, sarebbe partita a metà del 2007, quando dopo una lunga battaglia legale contro un gruppo che difende i diritti d’autore SABAM, l’ISP belga Scarlet (ex Tiscali) si è visto intimare dal giudice che aveva l’obbligo di intervenire bloccando o filtrando gli utenti che violavano il diritto d’autore, dandogli tempo sei mesi per attuare il piano di intervento.

Per la prima volta un tribunale riconobbe la co-responsabilità dell’ISP, nella violazione del copy-right da parte dei suoi clienti, una sentenza che fece scalpore.

Già subito dopo la sentenza l’amministratore della società si era ri-appellato contro la sentenza dicendo che questa viola la legge belga, secondo la quale lo spionaggio dei dati personali è vietato e che in tal modo si sarebbe trasformato Internet in una specie di Grande Fratello.

Un anno dopo però gli avvocati dell’ISP hanno riportato in tribunale il fatto che il provider, pur avendo provato, non riesce a fermare il flusso P2P e che ogni giorno di ritardo nel bloccare materiale coperto dal copyright  costa alla società 2500 Euro.

Gli avvocati hanno anche delucidato i sistemi finora usati dall’ISP, che all’inizio utilizzando la tecnologia Cisco ha cercato di rallentare gli utenti che utilizzavano la tecnologia P2P, chiaramente scontentandoli ma in nessun modo ha bloccato la disponibilità dei file illeciti.

Il secondo sistema consigliato alla SABAM da un non meglio precisato esperto P2P e imposto dal tribunale all’ISP, consisteva nell’utilizzare la tecnologia di filtraggio dei contenuti offerta da Audible Magic. Ma i risultati di questi metodi di filtraggio dei contenuti illegali sulla propria rete si sono rivelati del tutto deludenti per Scarlet, inoltre quello che era stato dichiarato in tribunale, riguardo all’affidabilità dei metodi Auditel Magic ossia che la società di filtraggio avesse collaborato in modo proficuo con la Verizon in America e con un importante ed anonimo ISP in Asia, si è rivelato falso e non dimostrabile.

Anche se la SABAM ha dichiarato di aver consigliato Auditel Magic in perfetta buona fede e solo dietro consiglio di questo famigerato esperto.

Buona fede o no, la morale della favola è: chi ci ha rimesso parecchi soldi?

L’iSP Scarlet.

Chi ha scontentato i propri clienti ed ha avuto contenziosi con loro?

Sempre l’ISP.

Chi ha guadagnato da questa storia, complessa e non ancora chiusa?
Le major e le ditte che progettano metodi di filtraggio e blocco della rete.

Quindi bisogna che gli ISP europei facciano tesoro di questa vicenda e facciano sentire la propria voce in merito alla volontà di alcuni ministri UE di estendere la legge Sarkozy dei” tre avvisi e la disconnessione” a tutta Europa, in quanto molto probabilmente non riusciranno a bloccare la diffusione di materiale illegale, ma si troveranno esposti a contenziosi sia da parte delle major, che da parte dei clienti.



Scritto il:
10:07:42 25.09.2008 da Magy
Ultimo aggiornamento
10:07:42 25.09.2008